Iran.Watch

13/06/2005

Quando l'intifada è contro gli ayatollah

Nicola, da quell'osservatorio privilegiato che è l'
UNPO, ne ha parlato per primo tanto tempo fa. Copio-incollo uno stralcio del suo articolo e vi rimando al suo blog, "Imprescindibile" come al solito!

"...E’ scoppiata l’intifada contro gli Ayatollah a pochi giorni dall’elezioni presidenziali iraniane. Domenica scorsa una serie di esplosioni a Teheran e nella città a maggioranza araba di Ahwaz hanno fatto 9 morti e circa 90 feriti. Si tratta dell’ultima puntata di una autentica guerra di civiltà che oppone all’interno della repubblica islamica iraniana l’etnìa maggioritaria persiana alla minoranza araba concentrata nella regione di confine con Iraq e Kuwait..."

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Imprescindibile.

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Referendum (I)

"...Dei cittadini silenziosi sono i perfetti sudditi di un governo autoritario; sarebbero un disastro per la democrazia..."

Robert Dahl

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12/06/2005

Iran.Watch non si astiene

Un bel pò che mi astenevo dal bloggare, ma oggi Iran.Watch vota e vota...

4 Sì

www.4si.it

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11/06/2005

Iraniani e Italiani all'estero

Gli Italiani all’estero da poche ore hanno messo nell’urna l’ultima scheda elettorale utile per pronunciarsi sul referendum parzialmente abrogativo della legge 40. Sui 2.665.033 Italiani residenti all’estero, secondo i dati che filtrano dai consolati, avrebbero votato in circa 400mila, pari al 15% dell’elettorato. A poco sarebbero dunque servite le denunce del Comitato Per il Sì secondo il quale sono 700 mila gli Italiani conteggiati nel quorum che non hanno potuto votare perché non informati o perché non hanno ricevuto le schede al proprio domicilio.

Sempre di poche ore fa la notizia di un trattamento completamente diverso riservato ai residenti all’estero di un altro Paese, l’Iran. La Repubblica Islamica sarebbe disposta a fare carte false per permettere di votare agli Iranian i residenti all’estero. Questo è quanto risulta da una lettera aperta di denuncia, indirizzata alla Casa Bianca, a firma di Aryo B. Pirouznia, Roxanne Gangi e Roozbeh Farahanipoor, in rappresentanza di tre diversi gruppi di dissidenti iraniani.

Le elezioni presidenziali in Iran si avvicinano e, a detta dei tre attivisti, “il regime clericale iraniano starebbe pianificando l’installazione di cabine di voto in alcune città degli Stati Uniti”. Tutto ciò in barba alla legalità visto che tra USA ed Iran non esistono attualmente legami diplomatici di sorta, e visto che i rappresentanti del governo iraniano presenti sul suolo a stelle&strisce sono confinati in 20 kilometri quadrati di New York (nei pressi della sede ONU) ed in 40 kilometri quadrati a Washington (dove risiedono all’interno dell’ambasciata pakistana, nella sezione “Affari Iranian i”). Ora, come sarebbe possibile conciliare questa “palla al piede” dei governativi di Teheran con la legge iraniana che prevede che, accanto a ciascun urna, vigili un rappresentante ufficiale della Repubblica Islamica? Come aprire un seggio a Dallas garantendo allo stesso tempo la presenza di un ufficiale iraniano alle urne ed il rispetto de Insomma per far votare gli Iranian i residenti in America si dovrebbe contravvenire contemporaneamente alla legge americana ed a quella iraniana.

Chi pensasse che questo possa frenare l’Iran dovrà ricredersi. Quattro anni fa le cose andarono in questo modo: alcuni rappresentanti del governo iraniano organizzarono delle cabine di voto “alla buona” in camere di albergo in giro per gli USA. Attivisti per i diritti umani denunciarono il tutto ed alcuni alberghi ed altre sedi predisposte, una volta sotto pressione, diedero il benservito al governo di Teheran. In California lo stesso Los Angeles Police Department agì di conseguenza, sgomberando seggi e cabine.

Viene spontaneo chiedersi quale sia la fonte di tanto zelo partecipazionista. I tre firmatari della lettera ci giurerebbero: la partecipazione al voto dei cittadini
Iranian i all’estero, molti dei quali allontanatisi da Teheran non per una piacevole settimana bianca, si trasformerebbe in acqua per il mulino della propaganda dei mullah. Gli stessi Iraniani in America saranno in effetti praticamente costretti a votare, visti i meccanismi di controllo capillare attuabili con liste alla mano e uomini del governo ai seggi; molti di loro hanno parenti in Iran e temono prima di tutto per la loro incolumità. 

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30/03/2005

Tempora mutantur et nos mutamur in illis!

2005. Il vice-presidente Cheney è cristallino: "[Gli Iraniani] già si trovano adagiati su quantitativi spropositati di petrolio e gas. Veramente non si capisce a cosa gli serva il nucleare per produrre energia".

1975. L'allora Segretario di Stato Kissinger sigla 
un memorandum (num. 292) intitolato "U.S.-Iran Nuclear Cooperation". Due paginette che spiegano la stategia nucleare americana nei confronti dell'Iran dello Shah, ovvero la decisione di vendere materiale ed equipaggiamento per sviluppare energia nucleare.  

Nel 1975, come ci dice il
Washington Post, l'Iran produceva 6 milioni di barili di petrolio al giorno; molto di più dei 4 milioni di barili che riesce ad estrarre oggi quotidianamente. 

Tempora mutantur et nos mutamur in illis!

Proprio oggi Oscar Giannino, dalle colonne de Il Riformista, accenna alla questione. Noi avevamo segnalato già ieri 
l'articolo del Washington Post ritardando, come al solito, a commentarlo. Iran.Watch tornerà ad ingranare?

postato da Iran.Watch | 30/03/2005 | commenti

Blog di controinformazione sul Medio Oriente e sull'Iran in particolare. L'unico blog italiano che non è Iraniano solo nelle ricorrenze.